Addio a Vittorio Gregotti, il maestro che credeva nella «positività

Addio a Vittorio Gregotti, il maestro che credeva nella «positività del costruire»

'Addio a Vittorio Gregotti, il maestro che credeva nella «positività del costruire»'

Suo il quartiere Bicocca di Milano, il Centro di Belem a Lisbona e anche il contestato Zen di Palermo.

La scomparsa di Vittorio Gregotti, maestro dell’architettura del Novecento, rappresenta la perdita non solo dell’ultimo erede della tradizione del moderno ma anche quella di un intellettuale impegnato nei temi della politica, della cultura e della società. Definito da Stefano Boeri “un Maestro dell’architettura internazionale; un saggista, critico, docente, editorialista, polemista, uomo delle istituzioni” , Gregotti ebbe “il tempo e l’energia per rilanciare nel presente – come scrisse Benevolo – una vicenda passata”,quella del Movimento Moderno, revisionando stili e linguaggi dell’architettura, in un’incessante ricerca di teorie e metodi in grado di rispondere con “realismo critico” ad un “mondo di finzioni” che sosteneva alimentassero l’architettura contemporanea distogliendola da significati disciplinari.

Nato a Novara nel 1927, iniziò la sua carriera nello studio del maestro dell’Architettura Moderna Le Corbusier. Il punto di riferimento della sua successiva attività fu sin da subito la figura di “capomastro medievale” dotato per definizione di un ampio sguardo di insieme. Una volta tornato a Milano iniziò a frequentare le lezioni di filosofia teoretica di Enzo Paci e strinse forti rapporti d’amicizia e collaborazione con musicisti, letterati e artisti. A Milano Gregotti aveva inoltre trovato il terreno giusto per sviluppare una sua peculiare poetica del costruire. Nello studio dei BBPR, seguendo soprattutto la lezione di Ernesto Nathan Rogers, che considerò per sempre il suo maestro, entrando nell’«ala milanese» del Gruppo 63 fino a firmare la XIII Triennale del 1964 con Umberto Eco. L’architetto Stefano Boeri ricorda il legame tra Milano e Gregotti con i suoi progetti, dalla trasformazione del quartiere Bicocca, convertito da area industriale a cittadella della conoscenza, al rifacimento della storica sede del Corriere, gli anni da direttore a Casabella e il suo studio in via Bandello come “una fucina di creatività”.

Gregotti, aveva lavorato in molteplici città italiane nelle quali aveva lasciato un segno, la sua particolare visione. Il Piano regolatore di Torino, Genova, lo stadio Luigi Ferraris, Ferrara, la zona fieristica, Livorno, il piano strutturale approvato nel 2019. Fu ideatore del controverso progetto del quartiere Zen di Palermo, di cui anni dopo Massimiliano Fuksas proporrà la demolizione. Gregotti ha sempre dato la responsabilità del fallimento del progetto dello Zen al fatto che non sia mai stato ultimato in quanto sarebbe dovuto essere diverso da quel che è stato, una parte di città e non una periferia. ''Il progetto dello Zen è fallito perché era destinato ad un solo strato sociale. A Milano, invece, la Bicocca è un esempio riuscitissimo grazie all'università. Allo Zen avevo previsto teatri, luoghi di lavoro, ma nulla di tutto questo venne costruito. Le periferie devono essere polifunzionali, avere un servizio unico per le città, mescolare i ceti e non confinare ceti [...]Palermo ha il centro storico, le espansioni otto-novecentesche e poi doveva esserci lo Zen, con residenza, zone commerciali, teatri, impianti sportivi. Doveva possedere un'autonomia di vita che non si è realizzata''.

“È stato uno dei nostri più grandi architetti e ambasciatori nel mondo. Grazie di tutto”, scrive il sindaco di Milano Beppe Sala. “Sapeva guardare avanti, nell’architettura come nella società. Geniale e libero”, aggiunge Pisapia. “Ha disegnato l’immagine della città”, afferma Bruno Finzi, presidente dell’ordine degli Ingegneri di Milano. "Con lui se ne va un protagonista della cultura del progetto. La sua scomparsa ci lascia orfani di un’intelligenza lucida e critica", commenta l’assessore milanese Filippo Del Corno. "Lascia una grande eredità in difesa della città e del suo territorio. Vittorio Gregotti, profondo e autentico, come sono sempre stati i grandi maestri" ed è stato "un amico e una guida severa" afferma Renzo Piano, che fu suo allievo al Politecnico di Milano.

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